Il piccolo libro dell’ombra di Robert Bly

In questo libro del 1988, il poeta americano Robert Bly ci parla di alcuni aspetti nascosti della nostra personalità.
Per Bly, tutti noi abbiamo una parte della nostra personalità «alla luce» e una parte «all’ombra». Cioè: tutti noi abbiamo una parte di personalità che mostriamo agli altri e che, perciò, anche noi stessi conosciamo bene. Questa è la parte «alla luce». Però, abbiamo anche una parte di personalità che non mostriamo a nessuno, perché nemmeno noi sappiamo d’averla. Questa è la parte «all’ombra». Bly la chiama «Ombra».
Ma che c’è dentro l’Ombra? Bly ci dice d’immaginare l’Ombra come un sacco invisibile sulle nostre spalle. In questo sacco mettiamo le parti di noi (cioè della nostra personalità) che non ci piacciono. Per esempio, ci mettiamo la rabbia, la paura, la gelosia. Iniziamo a riempire il sacco già da piccoli: ci mettiamo le parti di noi che non piacciono ai nostri genitori. Lo facciamo per paura di perdere il loro amore. Da adulti ci mettiamo le parti di noi che non piacciono alla società, al nostro capo, alla persona che amiamo. E anche quelle che non piacciono alla religione (il sesso, per esempio).
Il sacco ci fa star male. Perché ogni parte di noi che ci mettiamo dentro è una rinuncia a una fetta della nostra energia vitale. Perciò, più è grande il sacco, peggio stiamo.
Il sacco ci fa star male anche perché quel che ci abbiamo messo dentro non se ne sta lì buono. Cerca d’uscire fuori. E, siccome non ce la fa, ci diventa ostile, creandoci problemi psicologici. E il brutto è che ciò succede in modo non consapevole: non ce ne accorgiamo.
Il sacco ci crea la maggior parte dei danni attraverso il meccanismo della «proiezione». Che cos’è? Ogni volta che incontriamo qualcuno, abbiamo la tentazione di attribuirgli un lato di noi che abbiamo messo nel sacco. Per esempio, se odiamo qualcuno per un aspetto particolare del suo carattere, quell’aspetto è spesso uno di quelli che avevamo anche noi e che poi abbiamo messo nel sacco. Invece, se amiamo una persona per un aspetto particolare, spesso è perché anche noi avevamo quell’aspetto e poi l’abbiamo messo nel sacco.
«Proiettare» è pericoloso, per due motivi. Il primo è che così odiamo o amiamo una persona per un solo aspetto del suo carattere. E gli altri? Il secondo è che è possibile proiettare anche i lati della nostra personalità che non sono nel sacco. Ciò significa che l’energia vitale che non abbiamo perso nel sacco la possiamo perdere proiettandola. Faccio un esempio. Se io sono coraggioso, ma proietto il coraggio su
un’altra persona (cioè penso che l’altra persona rappresenti il coraggio perfetto), finisco per credere che sia solo lei ad averlo. Chi fa così perde tanta energia vitale.
Per recuperare la nostra energia vitale abbiamo due modi. Il primo è scoprire che c’è dentro il nostro sacco. Il secondo è riprenderci le nostre proiezioni. Ma come si fa? Bly ci dà qualche consiglio. Per esempio, ogni volta che odiamo qualcuno senza motivo, lì c’è la nostra Ombra. Poi, dobbiamo cercare di sviluppare i sensi, per aumentare la nostra sensibilità. Lo possiamo fare suonando uno strumento musicale, facendo un viaggio lontano, stando un po’ da soli ad ascoltare noi stessi, oppure tenendo un diario.
Siamo entrati in questo mondo “portandoci dietro nuvole di gloria” provenienti dalle profondità dell’universo: portando con noi appetiti ben conservati della nostra eredità di mammiferi, la spontaneità meravigliosamente conservata di 150000 anni di vita arborea e le ben conservate ire funeste di 5000 anni di vita tribale.
Ma i nostri genitori, gli insegnanti …volevano una brava bambina o un bravo bambino.
Questo è il primo atto di un dramma. Non significa che i nostri genitori fossero cattivi: solo che avevano bisogno di noi per qualche loro scopo…
Anche noi facciamo lo stesso con i nostri figli: fa parte della vita su questo pianeta. In tutti noi c’è una parte della nostra personalità che ci è nascosta. Genitori e insegnanti ci spingono a sviluppare il lato luminoso della personalità, a occuparci di argomenti illuminati dalla ragione come la matematica o la geometria e ad aver successo.
La parte oscura allora non viene nutrita e diventa sempre più affamata.
All’età di due o tre anni avevamo una personalità, diciamo così, a 360 gradi. L’energia si irraggiava da ogni parte del nostro corpo e della nostra psiche. Un bambino che corre è un globo di energia vivente. … Avevamo una palla di energia; ma un giorno ci siamo accorti che ai nostri genitori certe parti di quella palla non piacevano…….
Appeso alle nostre spalle abbiamo un invisibile sacco; e le parti di noi che ai nostri genitori non piacciono, per non perdere il loro amore, le mettiamo lì. Quando cominciamo ad andare a scuola, il nostro sacco è già piuttosto grosso. Poi viene il turno degli insegnanti……
A partire da un globo rotondo di energia … resta solo una fettina…..
Avendo perduto una parte tanto grande di noi stessi, che cosa possiamo fare? Possiamo costruirci una personalità più accettabile dai nostri genitori. Alice Miller (Il dramma del bambino dotato) dice che è vero che abbiamo tradito noi stessi, ma aggiunge: “Non biasimarti per questo. Non c’era altro che tu potessi fare. … Da bambini abbiamo fatto la sola cosa che era sensato fare in quelle circostanze. Il sentimento appropriato verso quella perdita non è il senso di colpa, ma il lutto.
Una notte Robert Louis Stevenson si svegliò e raccontò alla moglie di un sogno. Il sogno diventò “Lo strano caso del dottor Jekyl e del sig. Hyde.”
Il racconto ci dice che la sostanza rinchiusa nel sacco compare in un’altra zona della città, che la sostanza contenuta nel sacco è arrabbiata e regredisce. Si involve verso la barbarie.”
Ogni parte della nostra personalità che non amiamo ci diventa ostile. Possiamo anche aggiungere che la parte negata tende ad allontanarsi da noi e a scatenare una rivolta contro di noi.
Poichè il sacco o il contenitore di latta sono chiusi e le loro immagini restano al buio, possiamo vederne il contenuto solo spargendolo innocentemente (diciamo così …) in giro per il mondo. Perciò il ragno diventa cattivo, il serpente astuto, il capro satiro; gli uomini diventano lineari, le donne deboli, i russi senza principi e i cinesi tutti uguali. Eppure, è precisamente attraverso questo costoso, dannoso, dispendioso e ingannevole gettar fango che alla fine arriviamo a prendere contatto con la nostra Ombra.”

(“Liberamente tratto da “Il piccolo libro dell’ombra” di Robert Bly -Red edizioni )

Serendipity astrologico: Vertex

Vertumnus and Pomona - Francesco Meizi 1493 1570
Vertumnus and Pomona – Francesco Meizi 1493-1570

“L’astrologia classica non fa menzione di questo punto che invece pare affiorare proprio agli inizi del 900. Il primo ad osservare questo punto è l’astrologo canadese Edward L. Johndro anche se la divulgazione fu per merito di Charles Jayne. Il concetto viene poi elaborato e approfondito dallo studio di John Townley.
La corrispondenza tra Charles Jayne e Johndro (i due non s’incontrarono mai) pare essere l’unica e importante testimonianza del lavoro in relazione al  Vertex. Il loro studio ha evidenziato questo punto come il luogo in cui accadono le cose fuori il nostro controllo confermando nel tempo l’idea del Vertex come “porta/passaggio”.
Il Vertex può essere considerato una sorta di “porta” con il mondo esterno (relazioni sociali, incontri del destino, eventi che cambiano il percorso esistenziale) e con le forze del Cosmo (sincronicità, spiritualità, coincidenze). Ho potuto osservare che il luogo in cui appare indica sovente un punto di rottura delle convinzioni della persona, dove la routine del tema viene a contatto con qualcosa di nuovo e improvviso. Spesso questo evento o persona non sono conciliati dal soggetto per cui si fa fatica nella stessa psicologia espressa dalla carta a riconoscere la forza e la novità che il Vertex porta con sè.  E come ricorda qualcuno i grandi cambiamenti della nostra vita, spesso, sono mascherati da perdita o da rinuncia!
Vertex rimanda al mito di Vertumno (Veltuna dal lat Vertumnus o Vortumnus) ovvero alla divinità romana di origine etrusca che personificava il cambiamento di stagione e la capacità di trasformazione in tutte le forme (la Natura stessa) da essere annoverato nella stessa Metamorfosi di Ovidio.
Vertumno si innamora di Pomona, la dea degli alberi e dei frutti (pomona frutto) e per conquistarla si trasforma egli stesso in mietitore, poi in soldato, poi in pescatore cercando di avvicinarsi il più possibile all’amata. E riesce infine a conquistarla assumendone le fattezze di una vecchia cercando di elogiare le gesta di Vertumno. E una volta mostrata la sua vera identità la bella Pomona finisce per cedere al suo splendore.
L’esperienza entra nella nostra vita nei modi più inattesi e sorprendenti. Proprio come succede a Pomona, qualcosa di esterno interviene nella vita della persona, provocando suo malgrado il mutamento-trasformazione. E lo fa sorprendendo la stessa persona, attraverso schemi non convenzionali o addirittura contrari alla volontà stessa; per esempio un’anonima vecchietta, apparentemente insignificante diventa l’accesso all’amore per la stessa Pomona. Questo a mio avviso indica il valore portante del Vertex come luogo dell’esperienza personale e psicologica. Particolarmente significativo, poi è il fatto che la festa rituale tradizionalmente veniva collocata proprio ad ottobre in prossimità dell’equinozio autunnale, luogo mitico per l’astrologia poiché ci ritroviamo il triangolo Persefone – Demetra – Ade e la spartizione del tempo con l’implicazione della Vergine, Bilancia e Scorpione.
Un secondo elemento che definisce l’espressione del Vertex riguarderebbe la relazione/esperienza proposta dal Vertex. Infatti, come vedremo, per una questione tecnica astronomica, il Vertex rimane sempre nella quattro case delle relazione, la quinta, la sesta, la settima e l’ottava, tutte case che producono un significato preciso (con eccezione per le alte latitudini della IV e della IX casa, evento raro). Il Vertex è il luogo del fare esperienza, di apertura/chiusura a questa, di capacità di accogliere la novità o piuttosto fare resistenza. Si può pertanto osservare che il Vertex appare come:

– Luogo di relazione, da dove proviene l’esperienza che “apre”, o l’incontro che cambia e produce una proposta di cambiamento;

– Incontro dei Vertex in Sinastria indica sempre una compatibilità importante; ma assume molta importanza anche sui Transiti;

– Luogo degli eventi speciali, delle coincidenze, e della sincronicità;

– L’incontro “destinato”, l’amico, la sposa, l’amante, il maestro (un polo “elettrico” che scuote dal torpore la persona);

– Il luogo “karmico” dove la persona incontra un’ombra che gli fa prendere coscienza, ma non si tratta di un punto oscuro come Lilith o come i Nodi e ne restringente come Saturno, ma come un bivio in cui la persona vive una sorta di scommessa al cambiamento;

– Luogo dell’inaspettato, di rottura, della perturbazione psichica o intellettuale, dell’estraneo che entra; appunto qualcosa che accade fuori il nostro controllo;

– Quello che uno si aspetta da noi, o quello che noi ci aspettiamo dalla gente. Una porta in cui confluiscono input ed output personali, psicologici e sociali.

Un terzo aspetto riguarda il Desiderio inteso come “attrazione”.  Alcuni autori hanno sviluppato il Vertex come luogo affettivo relazionale legato all’“amore coniugale”.
Per alcuni autori indica anche il punto Spirito/Anima di dialogo con il piano superiore, con il Cosmo, punto di “torsione” delle nostre convinzioni. Il modo come uno si rapporta al “Sè”.
In tutti questi casi, s’intravede appunto una linea comune, quella della relazione con il mondo esterno, qualunque esso sia, e la nostra capacità di rinnovarsi e di continuare a sorprenderci quando tutto ci sembra impossibile e destinato allo scacco finale. Da un punto di vista psicologico, dunque, il Vertex richiama alcune qualità umane ed emotive fondamentali: la fiducia, la volontà, il rinnovamento. [*]

[*] articolo sintetizzato

Fonte: qui

Venere la Bella, Venere l’Eretica

I cancelli del tramonto o le porte dell'occaso 1900 di Herbert James Draper

Ciò che separa totalmente e definitivamente Venere dalle simbologie lunari è il fatto che Afrodite non è spinta dal bisogno, non fu mai vittima, nè mai soffrì per amore.
Afrodite rappresenta la scelta e il solo principio che lei persegue è quello del piacere.
Afrodite incarna, quindi,  il principio del piacere, lei ama per il piacere di amare, e sceglie ad uno ad uno i suoi amanti, non subisce mai le altrui scelte.
Mentre la Luna desidera appartenere (famiglia, radici, patria), ricerca la fusione e cerca di riprodursi come possibilità di piantare le sue radici, e appagare il suo bisogno di sicurezza emotiva, per Venere la gratificazione personale è legata al suo valore ed al fatto di scegliere.
Ed è proprio questo che la rende irresistibile: lei incarna l’amore, prima di tutto per se stessa, poi verso gli altri.
Afrodite basta a sè stessa e questo nel mito è evidente perchè nonostante le innumerevoli relazioni, ed il matrimonio con il dio dei fabbri, Efesto, lei si comporta fondamentalmente come una single.
Mentre la Luna ricerca e crea dipendenza e fusione emotiva, la relazione per Venere è basata sullo scambio e sull’indipendenza reciproca. Infatti nonostante abbia figli, Afrodite non viene mai identificata come madre, tant’è che i suoi figli vengono allevati dai padri.
Attraverso lei, la relazione si trasforma nella grande opportunità per conoscere sè stessi, e contemporaneamente per produrre unione, come vuole il domicilio primario di Venere, Bilancia, settima casa. Questa casa di relazione e questo segno d’aria ci insegnano che per entrare in una vera relazione di scambio paritario occorre che due identità complete e autosufficienti si incontrino, accettando anche le diversità intrinseche nella coppia. Non è una relazione di tipo fusione quella che ci viene qui proposta, ma una relazione basata sullo scambio mentale e la maturità psicologica, come vuole l’elemento aria.
Altra cosa che la distingue dalle simbologie lunari è che Afrodite non mostra nessuna indecisione nell’esprimere la sua attrazione.
Lei non attrae per ciò che offre, ma per ciò che è ed è proprio questo suo essere vera che produce la grande attrazione. Lei non fa nulla per essere amata, bensì incarna l’amore, elargisce questo sentimento senza aspettarsi che arrivi dall’altro, come se permettesse all’altro di sperimentarlo attraverso lei.
Quello che lei porta avanti è un modello di amore adulto, dove nessuno deve qualcosa all’altro, e ciò che tiene legate due persone non potrà mai essere una firma.
Non a caso Era, dea del matrimonio, è in eterno conflitto con lei.
L’amore per Venere dunque può anche dare gioia agli altri, ma assolutamente non dipendenza.
Venere ama, si innamora, ma parte da sè stessa. Per questo il simbolo ha a che fare con il concetto di autostima e di valore personale.
L’autostima di Venere non è legata al fare, dimostrare, produrre (che spesso serve a compensare un valore che non si ritiene di avere), ma ovviamente all’essere, quel sano grado di autostima che fa sentire di avere un valore indipendentemente dall’altrui giudizio.
Infatti le forme di dipendenza in amore corrispondono sempre ad una Venere lesa, cioè carente di autostima. Venere è tutto questo ma è anche molto di più: è tutto ciò che piace, che porta gratificazione, che fa innamorare, che porta alla conoscenza di sè e del proprio valore.
Venere non è investita del ruolo della relazione, ma dell’ “autodefinizione attraverso la relazione”.
Per scoprire questa dimensione della psiche è necessario rifiutare i valori collettivi e cercare i propri valori autentici e individuali, proprio come Afrodite che nel mito più e più volte si scontra con la morale collettiva.
In questo senso si dice che Venere sia anche legata al concetto di etica. L’etica di Venere è assolutamente legata ai valori personali, certamente non alla morale o alle religioni.
Come ogni individuo vivrà questo archetipo, dipende dal modo in cui esso è stato introiettato nella psiche durante il primo contatto d’amore e di piacere, quello con la figura materna.
Il non essersi sentiti amati, accettati ed accarezzati corrisponde ad una lesione di Venere, dove diventa necessario recuperare un principio del piacere che può essere stato congelato (Venere Saturno), o manipolato (Venere Plutone), razionalizzato (Venere Urano) o addirittura associato al dolore e al sacrificio (Venere Nettuno).
Qui si tratterà allora di smontare dei meccanismi di difesa che impediscono di fare la cosa più naturale per un bambino come per un adulto sano: riconoscere immediatamente ciò che piace, fa stare bene e quindi dà piacere. Di fatto l’unica possibilità vera per recuperare l’autostima e l’amore di sè che il simbolo di Venere chiederebbe, è riuscire a riconoscere ciò che ci piace e ci procura piacere, ciò che ci dà gioia e ci fa innamorare davvero, dalle cose piccole di ogni giorno alle più grandi.
Il fatto di riuscire a riconoscere questo e quindi a stabilire la propria personale scala di valori renderà qualsiasi individuo capace di scegliere e portare nella sua vita ciò che è buono per se stesso.
In questo senso Venere è la più grande alleata di ogni individuo perchè ci fa dono il dono più grande: la libertà.

-Manuela Caregnato, Astrologa Umanistica Eridano School –

Venere: “E’ questo quello che voglio?”

I cancelli del tramonto o le porte dell'occaso 1900 di Herbert James Draper

Anello di Sosta dal 31/1 al 18/5/2017 – Retrogradazione dal 5/3 al 15/4/2017

“La retrogradazione per transito può coincidere con delle situazioni critiche, ma spesso una crisi è proprio l’occasione per svilupparsi, per prendere qualche decisione e di avanzare in avanti oppure verso l’alto.
Così, noi possiamo dire che questi periodi di retrogradazione segnano dei momenti di transizione, momenti in cui dobbiamo cercare di cambiare di livello, fare un passo che conduce verso cambiamenti nella ‘qualità’ dei nostri sentimenti.
Anche perché quando per transito Venere è retrograda c’è sempre qualche cosa che si ferma nei nostri rapporti affettivi quindi è il momento di osservare e riflettere del perché.
Venere retrograda tratta le emozioni che passano nel caos temporaneo, le emozioni profondamente sentite saranno ricche di  contraddizioni, e la bussola delle passioni andrà “in tilt”. Eppure, questa confusione è un preludio a nuove connessioni, fra noi e noi e fra noi e gli altri e forse più fondamentalmente, a nuovi modi di unirsi.

Venere fa il suo primo passaggio in questi gradi astrologicamente chiamati ombra retrograda, l’energia si ritira dalla superficie dei piaceri, e penetra nelle profondità, fino al midollo delle sensazioni. Certi modelli di desiderio e o attaccamento, diventano sempre più evidenti quando il pianeta raggiunge il moto retrogrado astrologicamente chiamato stazione retrograda.
Momento generalmente a cui fa seguito un’eruzione instabile di energia, dove i sentimenti profondi e le verità emotive impetuose vengono alla superficie, crepando il guscio di porcellana dei  modelli esistenti. Queste ondate di emozioni e di energia, mettendo in evidenza difetti e particolarità uniche.

Venere in fase retrograda interrompe il consenso e introduce elementi sovversivi nell’ordine esistente, segna periodi nei quali certe vite cambiano a un ritmo accelerato, raggiungendo i perni cruciali del destino.
Dal punto di vista geocentrico, Venere decelera prima di andare retrograda e accelera quando ritorna diretta, segnando momenti molto potenti, nel cambio di velocità.
Quando rallenta, ha un potere tremendo, simile a Saturno o Plutone.

La Stazione diretta di Venere segna la terza fase del ciclo, evidenziando l’impegno verso quei modelli o persone che hanno superato il test della fase retrograda, con la creazione di nuove modalità nel relazionare.
Venere retrogrado ri-porta spesso vecchi amanti nella nostra vita, o sfumature non morte di affetti passati. Anche se spesso scambiati per fatidici amori eterni, questi incontri sono spesso intesi.
Anche le chiusure, altro lato della medaglia di Venere retrograda, creano opportunità per tagliare quelle corde del cuore vincolati.
Il periodo più intenso è senza dubbio il momento in cui Venere è retrograda, anche se per esperienza, la settimana precedente che porta alla prima stazione è spesso molto drammatica, da osservare con cautela.
I primi giorni di questa retrogradazione possono rappresentare un momento particolarmente intenso in quanto si è molto più passionali del normale e si rischia di buttarsi a capofitto in storie d’amore, mentre è in retrogradazione si consiglia di prestare attenzione e cautela prima di avvicendarsi in qualsiasi settore della nostra vita in cui può esserci passione e sentimento.

Le relazioni attuali o quelle in fase di nascita e/o crescita possono inciampare in eventuali difficoltà, problemi o possono essere messe alla prova per comprendere, poi, se sono degne di essere portate avanti. In realtà sarà molto difficile “chiudere un occhio” su determinate questioni e ciò ci spingerà a vedere le cose in modo più realistico.
Anche se in questo momento possiamo scoprire chi sono i nostri veri amici e/o amanti, con Venere retrograda non è il momento di agire. E ‘un momento di contemplazione e di riflessione, ricordando che nessuno è perfetto e quindi è fondamentale che tutto venga pesato prima di prendere qualsiasi decisione. A volte non abbiamo bisogno di allontanare qualcuno dalla nostra vita solo perché abbiamo scoperto alcune cose che cambiano la nostra prospettiva al riguardo è solo questione di capire che, spesso, non è il caso di affidarci e fidarci troppo delle persone.
Per i vecchi rapporti, Venere retrograda è un momento in cui i nostri occhi si sentiranno completamente aperti, in modo da essere onesti con noi stessi invece di vivere di illusioni. Qualsiasi difficoltà o differenza sarà disposta su di un tavolo, così da avere l’opportunità di vedere ciò che è davanti a noi e poi cercare di capire qual è la causa dei vari problemi. E’ anche il momento giusto per riflettere su quelle relazioni iniziate con il moto retrogrado di Venere. Una volta che Venere ha iniziato la sua retrogradazione è indispensabile essere cauti su chi scegliamo di frequentare in questo periodo, il nostro punto di vista cambierà repentinamente e spesso saremo propensi a saltare alle conclusioni, fraintendendo i segnali che provengono dall’altra persona e avendo, così, una visione distorta e squilibrata della situazione.
Il periodo retrogrado di Venere è il momento perfetto per le riconciliazioni, così come è probabile un ritorno di un amore del passato o di un ex amico/a. Ci troviamo in una fase di riflessione che può anche farci sentire un po’ delusi dal fatto che certe amicizie o relazioni sono in fase di stanca o non sono come credevamo che fossero. Le nostre relazioni ci offrono continuamente lezioni da imparare, soprattutto se siamo abbastanza coraggiosi da dare un’occhiata a ciò che non va e a riconoscere gli errori commessi. Le lezioni saranno ripetute più e più volte fino ad impararle e a spezzare gli schemi. E’ il periodo giusto per perdonare, non solo noi stessi in modo da avere più fiducia nelle nostre capacità, ma anche gli altri.
E’un periodo di trasformazione e quando finalmente rilasceremo tutte le vecchie emozioni e saremo in grado di crearne di nuove, finalmente riusciremo a spezzare vecchi schemi che ci tormentano da tempi ormai remoti. Tutto ciò che ci lasciamo alle spalle con questo aspetto planetario verrà lasciato per una buona ragione, per dare un senso di chiarezza alla nostra vita e per imparare ad accettare il nostro valore e l’amore per noi stessi.

Venere va in retrogradazione solo una volta ogni 18 mesi circa, quindi bisogna sfruttare al massimo la possibilità di immergerci nelle profondità della nostra anima, spazzar via vecchie ragnatele e creare lo spazio per risorgere dalle nostre ceneri allo stesso modo dell’Araba Fenice nel suo Fuoco Sacro.
Venere, il pianeta dell’amore sarà retrogrado per 40 giorni. Durante questo periodo è fondamentale essere consapevoli del suo potere seduttivo e del suo lato oscuro.
Comunemente si consiglia di non iniziare una storia d’amore. Durante questi 40 giorni potrebbe essere necessario resistere al lato Lucifero, il lato seducente di Venere. Le tentazioni potrebbero essere un affare illecito. Durante la prima fase della Venere retrograda lei è Espero, alta nel cielo notturno e amorevole, riflessiva e ricettiva. Pura e verginale. Durante questo periodo si potrebbe sentire che il bisogno di più amore, ma bisognerà superare i nostri limiti per trasformare questa energia in realtà. Ci si potrebbe aggrappare a una relazione passata, ed è il motivo per cui questo periodo può riportare a galla vecchie fiamme e connessioni karmiche. Potrebbe farvi sentire tristi a causa di un amore perduto e mettervi sulla difensiva. Questo periodo potrebbe essere buono per chiudere i rapporto morti da tempo. Prendiamo quindi il lato costruttivo di questo passaggio, e facciamo pulizia nella nostra vita sentimentale.

Dopo tutto Venere presenta due facce: è la dea dell’amore e della guerra, secondo i Babilonesi. La parola Lucifero (che è spesso viene confusa con Satana) significa portatore di luce, e si riferisce a Venere nella suo fase di stella del mattino. Gli antichi dicevano che i primi giorni della sua “fase di Lucifero”, erano momenti particolarmente pericolosi. Le persone nate con Venere come stella del mattino, si dice, si lanciano a capofitto in storie d’amore ed esprimono una passione fuori dal comune. Venere come una stella della sera, invece, è più vicina al significato tradizionale di Venere, questa fase è chiamata Espero. Il periodo retrogrado descrive molto bene il passaggio tra le due modalità di Venere e la sua discesa agli inferi, prima che resusciti come selvaggiamente appassionata, e di tanto in tanto infida stella del mattino.
Venere in moto retrogrado dovrebbe significare che le nostre vite amorose entrano in un periodo sfortunato in cui possiamo rivivere esperienze di vita passata, al fine di risolvere le questioni karmiche. Vecchi amici o amanti possono riapparire e ci possono essere più difficoltà a dare e ricevere amore e affetto.
Quando Venere è retrograda è uno dei momenti più importanti per fare il punto della situazione in campo sentimentale.
Le relazioni affettive hanno un valore molto più importante e significativo quando il moto di Venere é retrogrado.
Quindi se siete alla ricerca di un nuovo Amore o vi state domandando se il cuore è ancora ferito e ha dimenticato, questo si paleserà chiaramente quando il pianeta inizierà il suo moto retrogrado.
Questo è un periodo in cui ci si può innamorare follemente proprio perché abbiamo un occhio diverso nel guardare le persone che abbiamo davanti, siamo maggiormente pronti ad accogliere e ci sarà più facile ammettere che l’Amore tollera anche le colpe e le debolezze e ci rende liberi di amare profondamente noi stessi e gli altri.

Incontri d’amore, fulmini di Cupido sono molto probabili quando Venere è retrograda soprattutto quando riparte nel suo moto diretto.
Potrebbero esserci dei riavvicinamenti da parte di persone del passato che si riaffacciano nel nostro presente, sarà delicato decidere cosa fare e capire se la relazione merita o meno una seconda possibilità.
Spesso Venere retrograda dà anche problemi di tempismo nei rapporti, si incontra la persona giusta nel momento sbagliato, oppure potrebbe esserci una difficoltà nell’esprimere in modo equilibrato i propri sentimenti.”

[fonte web 9/2016 che non sono riuscito a recuperare per citare l’autore]

*Ho voluto riportare questo articolo proprio in questo momento affinchè ognuno di noi possa avere chiarezza e consapevolezza, uniche armi per essere individui “attivi” e nn “passivi”. Individui che nn imprecano inutilmente ma che si danno da fare. Il sentiero è tracciato, la simbologia è attiva, il resto tocca a noi. Nel caos c’è un ordine. Venere nn è solo amore ma anche ciò che consideriamo “valore”, quindi, la domanda diventa generica ed è: “quale valore ha per me tutto questo?” Ascoltarsi e accogliersi, prima con se stessi e poi con chi abbiamo vicino…se ne vale la pena, altrimenti, si va avanti ad esplorare la vita con altri compagni di viaggio nuovi, freschi e vitali.

**Dimenticavo un paio di cose.
La prima.
Se avete Venere già retrograda nel tema di nascita e viene toccata dall’anello di sosta, allora, il transito diventa ancora più significativo. Consiglio di vedere anche le “progressioni” (per chi le conosce e le sa usare) e vedere quando Venere natale ritorna diretta e riprende la sua natura originaria.
La seconda.
C’è un filone di pensiero che considera il periodo di retrogradazione più ampio, ossia, lo fa partire quando il pianeta si congiunge con il Sole, prima e dopo la retrogradazione effettiva. In questo caso, il palcoscenico di questo anello è stato allestito dal 6/2016 e chiuderà lo scenario solo a gennaio 2018 in moto diretto con il contatto retrogrado 25/3/2017. Chiaramente la fase clou è quella indicata nel post. La fase più ampia dell’anello avrebbe anche senso se consideriamo il fatto che certe sensazioni si incuneano sottilmente e piano piano nel tempo per poi manifestarsi chiaramente e si prolungano perché certe scelte-decisioni richiedo tempo per essere attuate a causa dei vincoli emotivi/affettivi/pratici, vuoi per una convivenza, vuoi per un matrimonio con e senza figli, vuoi, per chi è single, la necessità di rielaborare tutto il vissuto relazionale con storie/situazione che si ripetono. Le cause possono essere molteplici, quindi, considerare un arco di tempo più esteso avrebbe il suo senso e il suo perché. Chiaramente nn vale per tutti e si deve valutare caso per caso.

Stai aiutando le tue Stelle?

Si sentono spesso studiosi disorientati o incapaci di comprendere le modalità di azione delle stelle. Ci dicono, meravigliati, che i cattivi aspetti sono sempre esatti e si avverano, mentre le buone configurazioni sembrano avere poca o nessuna influenza.
Servendoci del proverbio che dice: “Aiutati che il cielo t’aiuta” possiamo aggiungere che le stelle aiutano l’uomo che si aiuta da sé, perché esse sono i ministri di Dio, e dobbiamo ricordare che le stelle mostrano le tendenze: segnano il momento in cui l’occasione è propizia, però mai, in nessuna circostanza, costringono chicchessia ad agire nell’una o nell’altra direzione. E neppure le calamità sono disgrazie, ma lezioni ed esperienze delle quali possiamo o meno approfittare, secondo la nostra volontà, entro determinati limiti.
Per esempio, la Luna è in quadratura con Marte: questo aspetto ci procurerà l’occasione di perdere la calma e quindi di avere dei fastidi. Una volta scomparsa la vicissitudine e dopo avere riflettuto sull’accaduto, diremo a noi stessi più o meno così: “Bene, quanto sono stato sciocco a permettere a una cosa tanto insignificante come questa di farmi perdere la calma!”.
D’altra parte, se lo studioso di Astrologia usa la sua conoscenza nella debita forma, saprà che l’effetto della Luna in quadratura con Marte deve avvenire e, quindi, deve dapprima proporsi di affrontare con calma e dirsi: “Qui mi si presenta un’occasione per governare le mie stelle. Terrò sotto controllo il mio umore e la mia serenità, e quando l’aspetto si manifesterà rimarrò tranquillo ed equilibrato”. Quando l’aspetto si manifestasse e con esso l’occasione per alterarsi, lo studioso che ha fatto questo ragionamento rimarrà imperturbabile e, sebbene dentro di sép ossa sentir ruggire le passioni, esternamente rimarrà calmo, sereno, con la mente tranquilla. Passato il pericolo avrà guadagnato uno vittoria e imparata la lezione che gli occorreva.
Supponiamo anche il caso di una quadratura della Luna con Saturno: la cosa esporrà la persona alla malinconia e la indurrà a notare solo il lato negativo della vita. Lo studioso di Astrologia, però, quando simile configurazione si avvicinasse, potrà dire a se stesso: “No, non mi rattristerò. La tristezza, le angosce e le preoccupazioni non favoriscono l’andamento delle cose, lo peggiorano, perché si impadroniscono di tutta la forza della persona; conservandomi sereno dominerò la situazione. Considererò le cose con buon animo cercandone il lato buono e vedrò quello che si potrà fare per migliorare la situazione”.
Come regola generale, molte cose che ci preoccupano non avvengono e se lo studioso, sotto la configurazione planetaria, impara a conservare il proprio equilibrio, evitando le preoccupazioni, ha allora dominato le stelle e imparato una lezione molto importante. In tal modo, le direzioni avverse non avranno la stessa forza su colui che le deve subire, come se, sedutosi e incrociando le braccia, dicesse: “Bene, non posso farci nulla, sto per subire degli aspetti astrali avversi e, naturalmente, le cose devono andare male in tutti i sensi”.
In tutti i temi natali vi è un fattore dominante: la volontà dell’individuo. Si tenga presente, ripetiamo, che il tema natale indica solo le tendenze e non ha nessuna forza per costringere la persona a fare una cosa determinata, la forza coercitiva è anzi nella persona stessa.
In ultima analisi, quindi, siamo noi i fattori determinanti del tema natale e possiamo, con l’esercizio della necessaria forza di volontà, governare le nostre stelle. Si dice che noi tutti siamo deboli e, quindi, impotenti a esercitare la volontà necessaria in tutti i momenti della vita; però questa è esattamente la ragione per la quale vengono inviate queste direzioni avverse, per renderci atti a coltivare e formare una volontà forte in modo che a tempo opportuno la potremo esercitare. Dipende da noi decidere se essere spinti dalle circostanze esterne o dalla nostra volontà interiore. Sicuramente questo è il cammino che dobbiamo seguire e gli studiosi di Astrologia, più di ogni altra categoria di persone, devono essere capaci di guidare in modo sicuro la loro vita fra gli alti e bassi dell’esistenza; opportunamente avvisati e sapendo perciò quanto sta a loro capitando, devono essere preparati a farvi fronte.
Spesso ci si chiede anche: “Perché i buoni aspetti non ci procurano una dose corrispondente di benefici?” Noi rispondiamo: “Per mancanza di cooperazione”. È assolutamente necessario aiutare le nostre stelle in una direzione come lo era l’opporvisi nell’altra.
L’opportunità può essere paragonata alla pista sdrucciolevole di una gara di bob, fra noi e i nostri desideri; è necessario fare un adeguato sforzo iniziale per raggiungere la parte inclinata; una volta fatto ciò che dipende da noi, tutto il resto andrà favorevolmente. Così, mettendo da parte nostra quanto occorre, gli astri sono con noi in nostro favore, per accrescere la nostra forza penetrante onde conoscere quanto è per noi più conveniente.

– RosaCroce –

L’Anello di Venere

_a breve inizierà un periodo che vedrà brillare l’anello di sosta di Venere. Ormai nn manca molto, ci siamo quasi. Per il momento, mettiamo da parte le relazioni già in essere o che sono in “pausa” o che ci andranno [avranno le loro belle cose da sistemare] e osserviamo un po’ la natura dei rapporti che potrebbero prender vita, ossia: karmici, destinaci, ossessivi. Interessante, poi che Venere entrerà per tre volte in contatto di quadratura con Saturno. E’ tutto un dire!
Chiariamoci un po le idee con questo articolo di Paolo Crimaldi.
Che dire ancora? Buona Venere a tutti!

Non c’è esperienza più complessa, intrigante, affascinante e capace di far provare così tante emozioni anche in solo momento, che la nascita di un nuovo amore.
E’ un mettersi alla prova, uno scongelarsi per molti da un periodo di gelo emotivo, per altri l’occasione di trasgredire a regole e codici che si erano portati avanti senza capirne la ragione, tanto che ogni storia d’amore ha la sua specificità e la si può sperimentare sotto differenti punti di vista, in base alla natura che è alla sua base.
Noi riconosciamo tre tipi d’incontri, e di riflesso quindi di rapporti, ovvero karmici, destinici ed ossessivi.

I RAPPORTI KARMICI sono particolarmente forti, legati a passate esistenze con cui si è fatto un percorso comune con il partner, spesso non portato a termine per ragioni varie e che ora, in questa vita, si ripresenta per essere portato a termine, per essere definito una volta per tutte.
Per cui in genere è un rapporto che ha una sua naturale data di scadenza, destinato a chiudersi quando quel qualcosa rimasto in sospeso alle vite passate ha finalmente avuto corso e quindi è giunto alla sua naturale conclusione.
Chiaramente non è detto che ciò accada, e soprattutto non significa che l’esperienza può essere comune, allo stesso tempo, ai due partner, tanto che spesso questo tipo d’incontro può generare sofferenza, dolore, delusione e portare a vivere nuovamente con disagio qualcosa che invece andrebbe definitivamente chiusa e superata per fare spazio a un nuovo amore, ad una persona capace di far vivere emozioni forti, diverse da quelle passate e quindi vivificanti per la propria esistenza.
Ma in alcuni casi possono anche esserci incontri karmici destinati ad evolversi, ma in genere sono rari e hanno in se già una loro particolare struttura evolutiva, e che in un modo o nell’altro sono legati ad esperienze di vite passate in cui il legame d’amore si è spezzato prematuramente e che nell’attuale esistenza ci si rincontra proprio per proseguire da laddove si bruscamente interrotto.

I RAPPORTI DESTINACI sono generati da incontri con persone che finiscono col fungere da maestri, ovvero aiutano a trovare una strada già segnata e scelta all’atto della nostra attuale incarnazione, a fare in modo di aprirci a nuove possibili esperienze evolutive, ma soprattutto a sperimentare storia d’amore capace di cambiare la nostra vita.
Questo tipo d’incontri ha in se una grande potenziale di crescita e aiutano notevolmente a dare alla propria esistenza qualcosa di speciale. In genere quando accade questo tipo d’incontro si avverte da subito una speciale sensazione di benessere, ci si sente liberi e sicuri, pronti ad affrontare il mondo intero e non si avverte affatto l’ansia per il futuro e in genere si vede il proprio partner non tanto come un amante, ma come una persona capace di completarci e allo stesso tempo di farci sentire liberi, individui capaci di scelte autonome.
E’ un amore che porta a sperimentare le trame del nostro destino, che apre porte fino a quel momento serrate e impossibili da varcare nonostante i nostri sforzi più ardui e in genere è una relazione destinata a durare e anche quando finisce, avviene spesso per cause naturali, in modo indolore, facendo serbare sempre un bellissimo ricordo, tanto da veder trasformato l’amor-passione in una meravigliosa e tenera amicizia di mutuo soccorso che dura, quasi sempre, per l’intera vita.

Infine i RAPPORTI OSSESSIVI  sono quelli che forse hanno un maggiore impatto emozionale nella nostra esistenza  e che in un modo o nell’altro possono condizionarla, spesso fino a giungere anche a scelte estreme e poco affini alla propria natura.
In genere sono rapporti nei quali si avverte una notevole difficoltà a sentirsi liberi, autentici e il sentimento che prevale è la possessività, la gelosia, la mancanza di spazio proprio. Se inizialmente hanno una carica emotiva davvero forte e propulsiva e possono dare la sensazione di essere qualcosa di speciale e unico, col il tempo si rivelano eccessivamente condizionanti, tanto da assorbire un po’ per volta i nostri pensieri, fino a fare in modo che il partner diventi una vera e propria ossessione e tutto gira attorno al rapporto, che diventa sempre più chiuso e stretto, tanto da impedire qualsiasi apertura al mondo esterno.
Le strade spesso sono due: la prima è la chiusura con grande dolore e forti tensioni, mentre la seconda è quella di restare per l’intera vita coinvolti in tale tipo di relazione, sperimentando la frustrazione e la tensione che tale tipo di storia offre, ma allo stesso tempo sperimentando un sentimento di ossessiva unicità che per quanto vincolante può comunque dare la sensazione di star vivendo una meravigliosa e unica storia d’amore, anche se chiaramente si tratta di una grande idealizzazione che in alcuni casi può anche risultare pericolosa per il proprio benessere psicofisico e bloccante il proprio cammino evolutivo.
Per cui è chiaro che ogni storia, ogni incontro, a suo modo cambia la nostra vita, le dà occasioni per poter sperimentare cose che mai prima erano possibili, ma solo quelli di natura destinica possono aiutare a trovare il vero senso della nostra esistenza e favorirci nel raggiungere un vero equilibrio tra psiche e cuore e vivere quindi l’universo delle emozioni scevro da ogni forma di possibile patologia.

Fonte: astrologiainlinea.it

Transiti di Venere

3 Febbraio 2017  ore 15:36  entra nel Segno dell’Ariete (Esilio): ne uscirà il 6 Giugno, dopo un lungo (123 giorni) anello di sosta dovuto al Moto Retrogrado che inizia il 4 Marzo
4 Marzo 2017     ore 9:09   Venere inizia il suo Moto Retrogrado dai 13°09’ dell’Ariete
3 Aprile 2017    ore 2:00   Venere entra Retrogrado nel Segno dei Pesci
15 Aprile 2017   ore 11:18  Venere riprende il Moto Diretto dai 26°55’ dei Pesci            
28 Aprile 2017   ore 13:46  Venere rientra nel Segno dell’Ariete (Esilio)

[fonte web]

Astrologia dei Sè [Voice Dialogue]

Nell’ambito dell’astrologia psicologica, riconoscere e descrivere le dinamiche tra Sé primari e rinnegati è una delle più importanti attività su cui concentrarsi durante una consultazione. I Sé rinnegati infatti, ben lungi dallo scomparire, continuano a lavorare dall’inconscio, e il loro modo di esprimersi si concentra in due settori: quello delle relazioni, quasi sempre disfunzionali e segnate da fortissime proiezioni; e quello delle malattie e dei disturbi fisici. Si capisce dunque quanto questa operazione di esplorazione e comprensione della personalità possa avere un’importanza decisiva.
Sfortunatamente, però, è anche una delle più difficili. Se infatti esiste un consenso generale sulla coloritura, dunque sulla qualità, dei vari Sé (tutti gli astrologi sono d’accordo sul significato di un Sole in Capricorno o di una Luna in Pesci) la distinzione tra Sé primari e Sé rinnegati investe l’interpretazione dell’intero tema natale, dunque è molto più complessa. Un ottimo tentativo in questo senso è stato effettuato dalla scuola di Liz Greene, e i suoi seminari contenuti ne “I complessi psicologici nell’oroscopo” danno un primo orientamento, ma fondamentale. Occorre però “ritradurre” il suo linguaggio e i suoi riferimenti junghiani nel sistema della psicologia delle sub-personalità.

Sé e complessi psicologici.
L’astrologia psicologica attuale nasce infatti sull’edificio dottrinale della psicologia junghiana, la quale non parla di Sé, bensì di complessi. Un complesso è una associazione di contenuti psichici relativamente autonomi e separati dalla coscienza. Essendo un associazione, ogni complesso può contenere vari Sé. Ad esempio la Persona, famoso concetto junghiano, è un complesso costituito dai vari atteggiamenti o tratti che vengono utilizzati per adattarsi all’ambiente. E’ facile però che essa aggreghi a sua volta vari Sé, tra cui ad esempio il Perfezionista, il Giudice interiore e l’Attivista. L’Io stesso è, secondo Jung, un complesso, costituito dai vari elementi psichici di cui sono consapevole. Un Sé, al contrario, è una unità psichica discreta, non ulteriormente scindibile in altre sotto-parti. Vediamo concretamente la differenza tra queste due concezioni.
Ogni Sé è invece una delle componenti discrete di questi complessi, e può- in quanto tale- entrare a far parte di vari complessi.

Il complesso del tema e le funzioni psicologiche.
In astrologia gli Elementi rappresentano le quattro energie fondamentali. Liz Greene le ha paragonate alle funzioni della coscienza nella psicologia junghiana, secondo questo schema: Fuoco – Intuizione; Terra – Sensazione; Acqua – Sentimento e Aria – Pensiero. In linea di massima, due di queste energie tendono ad essere primarie e due rinnegate; inoltre, seguendo lo schema della psicologia junghiana, esisterebbe una incompatibilità naturale tra l’intuizione- Fuoco, e la sensazione- Terra, e tra il sentimento- Acqua e il pensiero- Aria. Questo schema può dare un buon orientamento di massima, ma non dovremmo prenderlo in maniera troppo rigida se non vogliamo incorrere in grossolani errori.
Quando infatti questa incompatibilità riguarda dei Sé molto potenti a livello energetico, come nel nostro tema di riferimento il Sé legato a Saturno-Terra e quello legato al Sole-Fuoco, sarà ben difficile che uno dei due Sé rimanga rinnegato a lungo. Questo Sé ha troppa energia, e uscirà fuori comunque. Al principio, potrà esserci un’alternanza tra i due Sé, a seconda delle situazioni, degli ambienti, delle persone con cui si interagisce o anche delle fasi della vita che si attraversano. Non appena però si formano un Io e una coscienza più solidi e stabili- in genere dall’adolescenza in avanti- la persona troverà un modo per far interagire e coesistere le due energie “nemiche”. La coesistenza non sarà né semplice né stabile, e i due Sé balleranno per un certo periodo di tempo, a cavallo tra la condizione di primarietà e di rimozione. Ma l’individuo avrà in genere ben presente il suo dissidio interiore, e lavorerà in maniera intensa per cercare di superarlo.
Poniamo che Venere in Gemelli come unico pianeta personale in un segno d’Aria, un serio candidato dunque alla qualifica di Sé rinnegato, anche perché la sua energia relativamente scarsa le renderebbe difficile emergere. Questo Sé rimarrebbe nel suo status di rinnegato molto più a lungo di quanto farebbe un Sole o un Ascendente nelle sue condizioni, e sarebbe più difficile per la persona integrarlo e raggiungerne la consapevolezza.

L’importanza degli aspetti.
Gli aspetti definiscono in maniera quasi sempre chiara il modo in cui le sub-personalità interagiscono tra di loro. Intanto la presenza di un aspetto collega in modo evidente l’espressione di due o più Sé, che tenderanno così a interagire in maniera stabile e concreta, anche se le modalità della loro interazione potrà variare notevolmente nell’arco della vita. In questo quadro di fondo, gli aspetti più semplici (trigono, sestile, congiunzioni armoniche) indicano che i due Sé in oggetto si attivano in contemporanea, e che la loro interazione è relativamente agevole. Inoltre i due Sé tendono a fare parte dello stesso sistema psichico: dunque, o sono entrambi coscienti, o entrambi inconsci. Al contrario, gli aspetti difficili (quadrato, opposizione, le altre congiunzioni) faranno attivare comunque i due Sé in contemporanea, ma in maniera ovviamente non armonica. Intanto, faranno parte di due sistemi psichici diversi, per cui quando uno dei poli sarà conscio l’altro diventerà inconscio, e viceversa. In secondo luogo, essendo comunque attivi in contemporanea, il polo inconscio dei due ostacolerà e “inquinerà” l’espressione del Sé conscio. Questo è vero soprattutto nell’ambito del quadrato, mentre l’opposizione tende piuttosto a una alternanza nell’espressione dei due Sé in questione. Ad ogni modo, la prima conseguenza di questa dinamica è piuttosto semplice: nell’ambito di un aspetto dissonante, il più forte tra i due Sé implicati sarà primario, l’altro rinnegato. Inoltre, quando ci si trova dinanzi a configurazioni più complesse (come un quadrato a T, oppure una opposizione in aspetto a un pianeta che fa da Punto di Talete tra gli altri due) è frequente che i due pianeti dalla natura più affine si alleino per relegare l’altro allo “status” di Sé rinnegato.
Anche questo schema sugli aspetti comunque non va preso esattamente alla lettera. Esistono infatti pianeti, dunque energie, sostanzialmente incompatibili (Sole-Saturno, Luna-Urano, Marte-Nettuno eccetera) che anche quando sono impegnati in aspetti semplici non danno affatto la garanzia di collaborare amabilmente tra loro. Così, l’opposizione Venere-Giove non implica per forza che i due principi si escludono a vicenda, anche se la loro espressione potrà essere eccessiva, altalenante o impoverita.

I pianeti agli angoli.
Tutti i pianeti angolari sono fortemente energizzati e costituiscono probabilmente dei Sé importanti, ma non è affatto detto che debbano essere Sé primari. Intano occorre fare una prima distinzione tra Ascendente e Medio Cielo da un lato, Discendente e Fondo Cielo dall’altro. I pianeti congiunti a questi due ultimi punti sono naturalmente soggetti a proiezione, sul partner e le persone con cui abbiamo legami importanti (Discendente) e sulle figure familiari (Fondo del Cielo). Il loro status naturale è dunque quello di Sé rinnegati. Se però questi pianeti sono legati tramite aspetti “scorrevoli” ai pianeti personali, è facile che siano ben integrati nella coscienza e dunque che siano Sé primari. I pianeti congiunti all’Ascendente e al Medio Cielo per contro sono sentiti come abilità o caratteristiche innate e naturali (Ascendente) o come eredità familiari con cui sentiamo una forte continuità o con cui ci identifichiamo (Medio Cielo). Ancora una volta però questo non decide automaticamente della loro sorte. E’ infatti importante che siano collegati ai pianeti personali, o tramite aspetti o tramite governo, soprattutto quando parliamo dei pianeti al Medio Cielo, che è un punto un po’ più astratto dell’Ascendente. Altrimenti, come scrive Liz Greene, “l’Io può non volere avere nulla a che fare con esso […] specie se è un pianeta esterno o un pianeta nemico dell’equilibrio globale degli elementi sulla carta, come Saturno all’ascendente di una carta di Fuoco, o Urano all’ascendente di una carta d’Acqua”. Un siffatto pianeta all’Ascendente agirà alla stregua di una maschera, oppure di una serie di comportamenti del tutto automatici e quindi inconsci. Un pianeta isolato al Medio Cielo invece- è il caso di Nettuno nel nostro tema di esempio- sarà una sorta di “daimon” o destino familiare, che lavora dietro le quinte del sistema familiare.

I pianeti isolati.
I pianeti isolati rappresentano naturalmente dei Sé rinnegati, almeno al principio. Questo non a causa della loro incompatibilità con altri elementi della personalità, bensì per la loro scarsa energia: essi infatti non sono in contatto con il flusso energetico complessivo dal tema, e finiscono quindi con l’assopirsi in una sorta di entropia, soprattutto se parliamo di pianeti collettivi. Sono quindi non tanto dei “Disowned selves” quanto degli “Undeveloped selves”, parti della personalità che non hanno mai avuto l’opportunità di svilupparsi. Quando questi punti del tema vengono sollecitati per la prima volta, “tendono ad avere una qualità mitica e molto arcaica”. Essendo infatti scollegati dalla psiche personale, tendono a comportarsi come puri archetipi, e sono quindi associati a una grande ricchezza emozionale che può assumere connotati addirittura mitologici, del tutto staccati dalla realtà delle persone e delle situazioni che ci si trova di fronte. L’integrazione di questi Sé può essere dunque al principio piuttosto difficile, ma prima o dopo andrà comunque affrontata, visto che progressioni, transiti o relazioni interpersonali contribuiranno di certo ad attivare questi pianeti silenti.
Se ad essere isolato è un pianeta personale e specialmente uno dei due luminari- in particolare il Sole- il quadro che si presenta è alquanto diverso. Questi Sé si faranno comunque sentire, in un modo o nell’altro, perché sono troppo potenti. Se verranno proiettati, l’oggetto della proiezione assumerà uno status semi-divino e magico; altrimenti è possibile che la persona sviluppi una gigantesca Ombra e si identifichi con essa. Oppure, come fanno tutti, proietterà il Sole o la Luna su un individuo di sesso opposto e si “innamorerà” di lui…

I Sé “naturalmente” rinnegati.
E’ un dato di fatto, a questo proposito, che a seconda del sesso della persona alcuni Sé vengano naturalmente- almeno al principio- proiettati. Si tratta dei Sé rappresentati dai pianeti “controsessuali”: sono la Luna e Venere per un uomo, il Sole e Marte per la donna. In realtà il Sole rappresenta il centro della personalità sia per l’uomo che per la donna, per cui la sua proiezione sarà in genere soltanto parziale, il che potrebbe non dirsi per la Luna e Venere nell’uomo.
Ci sono inoltre dei Sé che sono, per la loro natura intrinseca, più difficili da accettare e da integrare di altri. Penso ai pianeti transaturniani, e in particolare a Nettuno e a Plutone, simboli di energie transpersonali che l’individuo può avvertire come ingestibili o minacciose. Altre volte semplicemente queste energie sono troppo inconsce e più difficili di altre da “illuminare”, da portare alla luce. Questo è il motivo per cui, tra i Sé rinnegati, quelli collegati a Nettuno e a Plutone possono essere i più difficili con cui interagire.

Le dinamiche legate a Saturno.
Nel Voice Dialogue hanno una grande importanza le dinamiche legate ai Sé “confrontatori”: sono il Giudice e il Critico Interiore. Questi Sé si dicono confrontatori perché assumono le sembianze di rigidi e severi genitori: sono la personificazione di quello che ci chiedevano di essere i nostri genitori quando noi eravamo bambini. Anche da adulti, questi Sé confrontano continuamente quello che noi siamo e facciamo con le richieste- presunte- del mondo esterno, e spesso in questo modo ci mortificano o ci svalutano. In realtà, essi agiscono per la nostra protezione, soprattutto per la protezione del nostro Bambino interiore: quello che essi fanno in pratica è proprio di riproporre la dinamica genitore-bambino. Il problema è che finiscono con l’esagerare, generando sentimenti di frustrazione e incapacità, e bloccando l’espressione di quella sensibilità ed emotività (Bambino) che essi vorrebbero in realtà proteggere.
Ebbene, questi Sé lavorano in maniera molto simile a quanto fa nel tema Saturno, e gli aspetti di Saturno spesso agiscono in base a questa dinamica. Una parte di noi, un nostro Sé, viene ritenuta inadeguata, e da lì prendono il via varie strategie di fuga e protezione che non fanno altro che bloccare alla lunga l’espressione di quel Sé. Questa è la ragione per cui i pianeti interessati da aspetti dinamici di Saturno rappresentano quasi sempre Sé rinnegati o perlomeno fortemente menomati nella loro espressione. Anche di questo dovremo tenere conto nell’interpretazione del tema.

Le case d’acqua.
Mentre le case IVa e VIIa si prestano particolarmente alla proiezione, le altre due case d’acqua (l’VIIIa e la XIIa) rappresentano campi di esperienza altrettanto inconsci che però tendono a rimanere sepolti il più delle volte nel profondo di noi stessi. E’ Arroyo che pone una particolare enfasi sul carattere inconscio ed automatico delle case d’acqua: “i pianeti che cadono in case d’acqua” scrive “spesso mostrano i fantasmi del passato che ancora ossessionano la persona, e il fatto che siano almeno in qualche misura inconsci spiega perché questi complessi energetici spesso tendano a indebolire l’orientamento conscio verso la vita”. Del resto l’VIIIa casa si riferisce alle profonde paure del bambino di fronte alla comprensione della separatezza della madre, alle sue fantasie di distruzione e annientamento, ai suoi istinti più profondi e animaleschi: queste parti della personalità vengono facilmente rimosse con la crescita. La XIIa casa si riferisce invece a quelle parti o a quei Sé che l’individuo non è riuscito a integrare (opposizione alla VIa) nel corso della crescita. Secondo la Greene, i pianeti contenuti in questa casa indicano dei Sé che sono stati rimossi a livello familiare per tantissimo tempo: connettersi con essi a livello energetico è particolarmente difficile. Quindi i pianeti situati in XIIa casa rappresentano sempre dei Sé rinnegati, salvo pochissime eccezioni. I pianeti in VIIIa sono contattabili con più facilità, mentre quelli in XIIa rappresentano dei Sé rinnegati e disturbatori, e possono costituire un serio problema se non ci si confronta con essi.
Oltre che attraverso le relazioni e i disturbi di salute, i Sé rinnegati possono manifestarsi anche in altri modi: tramite lapsus, commenti e irruzione improvvise di cui non sappiamo capacitarci; nei sogni, sotto forma di figure che ci inseguono, ci spaventano e ci minacciano; o ancora nei drastici cambiamenti di vita che hanno origine da ispirazioni improvvise. Riconoscere e integrare queste parti ci può consentire non soltanto di migliorare la qualità delle nostre relazioni e del nostro benessere, ma ci permette anche di utilizzare ogni principio archetipico nelle sue accezioni più alte. Quando infatti un Sé è consapevole può esprimersi in una ampia gamma di modalità, dalle più semplici alle più elevate; l’interazione con la coscienza gli permette di evolversi, di crescere. Come dice Sasportas, “un archetipo è come un ascensore in un grande magazzino. Può lasciarvi al primo piano al reparto calzature per donna, al secondo al reparto abiti per uomo, oppure può portarvi direttamente al ristorante all’ultimo piano.”
Ma un Sé rinnegato difficilmente può andare oltre il seminterrato, dentro al quale assumerà probabilmente le sembianze di un rapinatore o di un parcheggiatore molesto. La lontananza dalla sfera della coscienza lo rende primitivo, brutale, inutile. Prendersi cura dei propri Sé è prima di tutto un atto di responsabilità e di amore verso sé stessi.

– Fabio Cassani –

Dinamiche di Vincolo [Voice Dialogue]

Quasi tutte le correnti psicologiche e anche alcune correnti filosofiche concordano su un punto: dentro ogni individuo, di qualsiasi età, continua a vivere una parte bambina, una componente fanciullesca che determina sentimenti, emozioni, scelte più o meno inconsce, di ogni persona.
E’ il “bambino interiore”.
Lui è la parte più antica dell’Io, la componente originaria di ogni persona di cui fa parte fin dal primo vagito e le varie componenti della personalità si sviluppano successivamente proprio con lo scopo di difendere questa parte bambina, vulnerabile, debole, indifesa.
Ogni individuo ha una componente animalesca che si manifesta principalmente tramite l’istinto di sopravvivenza. Il bambino vulnerabile vuole sopravvivere e, per farlo, deve essere protetto. Quando si inizia una relazione il bambino si sente accolto, coccolato, protetto, è tranquillo e felice perché inconsciamente, tra i due adulti, si sancisce un tacito accordo, uno scambio reciproco, in base a cui il membro della coppia si occuperà del bambino interiore del partner e in cambio quest’ultimo curerà la sua vulnerabilità.
Si innescherà così una dinamica genitore-figlio in cui di volta in volta i due amanti si scambieranno i ruoli, agendo da una prospettiva adulta o fanciullesca. Finché si mantiene questo equilibrio la dinamica di vincolo viene definita “positiva”, può darsi che si inneschi una spirale virtuosa per cui di volta in volta il sé genitore dell’uomo si occupi del sé bambina della sua compagna, successivamente sarà il sé bambino dell’uomo ad essere accudito dal sé madre amorevole della donna.
Ma cosa potrebbe succedere se uno dei due, per qualche motivo, venisse meno all’accordo?
Se il bambino interiore dell’uomo fosse trascurato per un periodo dalla madre della compagna perché per esempio la donna è molto stanca e stressata a causa dei molti impegni lavorativi, per la presenza dei figli da accudire e non riesce a dedicare molto tempo alla relazione?
Probabilmente la dinamica di vincolo diventerà “negativa”, si innescherà un meccanismo di rancori e risentimenti, ripicche e piccole vendette per cui il genitore dell’uomo, sentendosi tradito, trascurerà a sua volta la bambina della sua compagna la quale a sua volta attiverà una madre giudicante e punitrice che a sua volta richiamerà il padre violento e severo che punirà e maltratterà la bambina ferita e indifesa della partner e così via.
Inevitabilmente ciò condurrà alla fine della relazione, tra rancori, incomprensioni, litigi e odio feroce. Un senso di tradimento pervaderà gli amanti, l’amore di un tempo sarà solo un pallido ricordo e si partirà alla ricerca di una nuova relazione, un nuovo partner cui affibbiare il compito di occuparsi della nostra vulnerabilità. Ma allora che fare?
Come evitare che si giunga al disastro, al declino della relazione e alla sua rottura?
Gli Stone, nella loro teoria Voice Dialogue, suggeriscono che una relazione sana si basi sul principio che ciascuno debba assumersi la responsabilità di accudire il proprio bambino interiore.
Il partner non è un genitore, ma un compagno di viaggio nell’avventura chiamata “vita” e solo quando entrambi accettano di vivere la relazione dalla prospettiva di adulti responsabili e affidabili, che sappiano assumersi individualmente il compito di farsi carico delle proprie sofferenze, traumi, dolori, malinconie, difficoltà senza pretendere che sia qualcun altro a lenire le proprie ferite, il cammino insieme può durare in eterno.
Permette il gusto della scoperta, giorno dopo giorno, di assaporare la magia di un viaggio durante cui non sono rallentato da un vincolo che mi tiene legato all’altro come una corda che mi rallenta, ma sono al contrario sostenuto, accompagnato, nutrito. E sostengo, accompagno e nutro a mia volta.
Certo, la relazione può terminare anche in questo caso.
Nessuno può avere la garanzia o la certezza che un rapporto duri in eterno. Ma in questo caso il rapporto si interromperà perché ci si renderà conto che si è arrivati ad un bivio. E le strade devono separarsi, il cammino prosegue individualmente lungo altri percorsi. Ci si lascia, ma ci si saluta. Senza rancori, augurandosi buona fortuna e che il viaggio sia ricco di scoperte. Perché l’avventura continua per entrambi, in questo viaggio della vita.

– Arsenio Siani –

I Sè sessuali [Voice Dialogue]

C’è un aspetto molto importante nella nostra vita, verso cui non siamo abbastanza preparati: la sessualità.
Oltre a dare piacere è anche portatrice di energia vitale, se è vissuta bene. Ma abbiamo scarse conoscenze in materia, al di là del numero di esperienze: quello di cui non siamo coscienti è che ogni sé interiore collegato alla sessualità, ne ha una sua propria, ed è molto salutare viverla. Questo ci porta ad avere una vita sessuale più piena, variata, fantasiosa, eccitante e terapeutica!
Per ogni sé primario, ossia per ogni parte che compone la nostra personalità, vi è un sé rinnegato, tenuto fuori dal nostro campo di coscienza. Quello che spesso avviene nel meccanismo di attrazione e di innamoramento è che si viene conquistati da persone che mandano in onda i propri aspetti rinnegati: lo testimonia la frase che molti dicono “mi sembra di conoscerti da sempre”!
I sé rinnegati vibrano quando si riconoscono nella personalità dell’altro e creano il fenomeno dell’innamoramento. Le attrazioni basate sui sé rinnegati possono essere estremamente potenti, fino a diventare un’ossessione. Quanto più forte è il rinnego, tanto più estrema sarà l’attrazione provata verso la persona che incarna l’energia rinnegata. In genere siamo attirati in una relazione quando qualcosa dentro di noi desidera emergere. La capacità di attrarre si identifica con ciò che una persona trasmette, ovvero quel “quid” energetico che sa creare connessione con le persone e conquistarle.
Hal e Sidra Stone, i due psicoterapeuti americani creatori del Voice Dialogue (il Dialogo delle Voci), definiscono la sensualità “l’energia di Afrodite”. Dea della mitologia greca, Afrodite vive sia nelle donne che negli uomini ed è un sé interiore che si manifesta non solo nell’area sessuale ma in tutto il corpo. E’ una vibrazione, un’onda energetica particolare, onda che è in grado di creare connessione con le persone e rendere se-ducenti. In pratica la capacità di conquistare parte non dall’ aspetto, ma da ciò che una persona trasmette.
Per quanto concerne la sessualità, da una parte c’è l’istinto, dall’altra le leggi della società civile. Tutto il sistema di valori e di tabù sessuali e sociali concorrono a creare una situazione malsana, dove l’attività sessuale viene spesso considerata sporca e valutata in modo discriminante; infatti se un uomo ha molte donne è macho o play boy, la donna che si comporta allo stesso modo viene definita diversamente così viene educata al riserbo e al timore del sesso.
Si è imbevuti di preconcetti e paure e non si è ricevuta alcuna educazione al piacere, al contatto fisico ed emotivo e al gioco erotico. L’orgasmo è un momento di totale abbandono psicofisico che interrompe per un attimo l’esistenza delle corazze difensive, un istante in cui non si è più separati dal resto dell’universo.
L’eros non dura per sempre, occorre lavorare per perpetuarlo. La sessualità tende a restar ferma alla ripetizione della prima volta che, man mano che si ripete, perde di smalto. La soluzione per molti è utilizzare delle fantasie, ma l’intimità in una relazione non può vivere indefinitamente accanto a una vita di fantasia sempre orientata verso altri uomini o altre donne. Perciò occorre conoscere i numerosi sé sessuali che albergano in ognuno, avendo così la possibilità di una espressività molteplice e variata.

I sé sessuali.

Bambino – Amazzone/Guerriero – Romantico – Magico – Tantrico – Play boy/Play girl – Primitivo – Gypsy – Spirito libero, per citarne alcuni.

Questi sé possono portare molta energia e non si possono negare: se si ricacciano nel mondo sotterraneo, cominciano a lavorare nell’ombra.
Uno dei sé della nostra costellazione interiore che rappresenta un ingrediente essenziale per una relazione veramente completa è il Bambino interiore: è lui la base per la più profonda intimità. Ci possono essere molti meravigliosi punti di contatto tra due persone: la coppia può funzionare magnificamente sul piano fisico, emotivo o professionale ma, senza il Bambino vulnerabile la relazione sarà priva di qualcosa di indefinibile, vi sarà sempre il desiderio di qualcosa di più.

I sé nemici della sessualità.

Patriarca: porta dentro di noi le tradizioni del patriarcato ossia i valori, le regole e le leggi dei millenni passati. Nella sua visione del mondo, l’uomo deve incarnare le qualità maschili, la donna quelle femminili e ritiene la donna inferiore. Vuole la donna femminile ma contemporaneamente svaluta tutto ciò, perché teme tutte le manifestazioni collegate alla sessualità e alla sensualità della donna, a meno che siano a salvaguardia della relazione di coppia. Non distingue tra sensualità e sessualità, perciò le teme entrambe. Quindi frena l’atteggiamento seduttivo della donna; ma non dell’uomo: pur essendo un difensore del matrimonio, gli concede qualche evasione perché “è per natura cacciatore”. Il Patriarca è conscio nell’uomo, inconscio nella donna. Il sesso frettoloso, poco alimentato dal piacere in generale, è al servizio del Patriarca e di una visione limitata della sessualità.

Sé spirituali: che in linea di massima si sono nutriti di una cultura cristiana basata sulla macchia del peccato originale, i sensi di colpa, il sacrificio possono avere un atteggiamento di diniego e di rimprovero nei confronti del sesso.

Attivista: quella parte che non tira mai il freno e fa essere frenetici e frettolosi.

Perfezionista: insieme al sé attivista impone delle condizioni che rendono la vita un peso intollerabile. Richiede di fare tutto alla perfezione creando così blocchi, ingorghi energetici e una sorta di sclerotizzazione mentale: tutto ciò inibisce il calore, l’espressività, e la creatività.

Critico: è quella parte che critica e fa costantemente il confronto con gli altri. “Cosa dirà la gente?-sei brutto-sei insignificante-sei grasso-troppo magro-stai invecchiando-sei noioso-dovresti rifarti…-dovresti essere…per poter piacere-sei un fallimento“. Sono alcune delle considerazioni che questo sé, universale e potente, manda in onda non stop nella mente, facendo sentire inadeguati, insicuri, bloccando ogni iniziativa, soffocando la libera espressione.

Alcune “dinamiche di vincolo” uccidono la sessualità nel rapporto.

Quando l’uomo riveste il ruolo di Padre responsabile di Figlia bisognosa o la donna ha il ruolo di Madre responsabile di figlio bisognoso accade che l’adulto prende in carica la sessualità perché sa che il sesso è importante per la parte vulnerabile del partner. La sessualità c’è, ma manca qualcosa.

Padre esigente e Figlia devota: è uno schema di tipo patriarcale in cui la donna si sottomette al sesso come a un dovere, perciò non sente nessun piacere né desiderio.

Madre esigente e Figlio dipendente: qui la donna sente fortemente la propria sessualità e la mette al servizio del suo potere; ciò fa si che l’uomo possa dubitare della sua capacità sessuale. Se si vive la relazione in un ruolo di vulnerabilità, dando tutto il potere al partner, la sessualità perde la sua intensità. Quando si è molto critici verso il partner ma non si dice nulla, il desiderio può diminuire, perché ogni emozione non espressa si tramuta gradualmente in un silenzioso risentimento.

Mettersi a nudo con le parole è già sesso. Saper comunicare è una chiave fondamentale per la salute del rapporto.
Una sessualità piena e soddisfacente non inizia e finisce in camera da letto, non si può separare la parte fisica della relazione da ciò che accade tra i due partner negli altri aspetti della loro vita. La sessualità non funziona perché la relazione non funziona; è solo la punta dell’iceberg, è il segnale d’allarme per tutti quei temi su cui bisognerebbe lavorare.
In genere il punto non è cosa si fa di sbagliato nel sesso, ma è “chi” sbaglia. Quando si comincia a scoprire quali sono i sé che conducono il gioco della sessualità, le cose iniziano a cambiare.

– Silvana Borile –